Arturo Graf (Atene 1848-Torino 1913)

Di padre tedesco e madre italiana, Arturo Graf venne in Italia a quindici anni e frequentò a Napoli le lezioni di Francesco De Sanctis, laureandosi però in giurisprudenza. Nel 1871 si trasferì in Romania presso un fratello, per dedicarsi al commercio; tre anni dopo era a Roma, dove iniziò quegli studi sul Medioevo che resteranno fondamentali per la formazione della sua cultura; nella capitale nel 1875 conseguì la libera docenza in letteratura italiana con una dissertazione su Leopardi. Docente di letteratura italiana a Torino dal 1882 - a soli 34 anni - fondò con Francesco Novati e Rodolfo Reiner il Giornale storico della letteratura italiana, che fu per anni organo di punta della scuola storica, dirigendolo dal 1883 al 1890. Nel 1893 sposò Sofia Rauchenegger, vedova dell'editore Ermanno Loescher. A partire dagli ultimi anni del secolo collaborò alla Nuova antologia, periodico su cui pubblicò testi poetici e brevi studi, poi raccolti in volumi, ma soprattutto puntuali interventi sulla cultura contemporanea, che fanno luce sui suoi vasti interessi.
L'opera poetica di Graf, raccolta nei volumi Medusa (1880); Dopo il tramonto (1893); Le Danaidi (1897); Morgana (1901); Poemetti drammatici (1905); Rime della selva (1906), costituisce un esempio tipico di quella esperienza di trapasso in cui confluiscono romanticismo e simbolismo, con svolgimenti di motivi decadenti. L'atmosfera cupa, macabra delle leggende medievali, tipiche del primo Romanticismo, costituisce l'ambientazione delle meditazioni sull'angoscia del mistero, sulla morte, sul male del mondo, accanto a un paesaggismo solitario e patetico che richiamava modi e mondi protoromantici. Graf scrisse pure un romanzo, Il riscatto (1901; ripubblicato recentemente per i tipi della Nicola Salerno), che rimane uno dei frutti più caratteristici dello spiritualismo del primo Novecento.
Molto più interessanti senza dubbio sono le opere storiche e di critica letteraria, nelle quali, accanto al riuscito tentativo di coniugare filologia ed erudizione con il metodo storico, Arturo Graf rivela la sapienza di un lettore onnivoro ed entusiasta, intento a cercare l'equilibrio fra il commento dei testi, le ricostruzioni culturali e quelle psicologiche degli autori: Roma nella memoria e nelle immaginazioni del Medioevo (1882-83), senza dubbio la sua opera migliore; Prometeo nella poesia (1888); Attraverso il Cinquecento (1888); La crisi letteraria (1888); Il diavolo (1889); Miti, leggende e superstizioni del Medioevo (2 voll., 1892-93); Foscolo, Manzoni, Leopardi (1898); L'anglomania e l'influsso inglese in Italia nel secolo XVIII (1911). Graf scrisse inoltre pagine di meditazione, Per una fede (1906); Per la nostra cultura (1907), nonché aforismi Ecce homo: aforismi e parabole (1908), e poesie in cui dimostra un'insospettata ironia, Le rime della selva, canzoniere minimo, semitragico e quasi postumo (1906).

torna al catalogo