il catalogo è questo !
i classici della lessicografia romanesca:
Gennaro Vaccaro, Vocabolario romanesco belliano-italiano
Migliaia di voci, riccamente illustrate con esempi tratti dai Sonetti, dalle opere minori e dalle lettere del Belli - talvolta messi a confronto con esempi di altri, dalla Vita di Cola, dallo Jacaccio e dal Meo Patacca - sono oggi perfettamente agibili, grazie a questo dizionario, pazientemente costruito in anni di lavoro.
Oltre ad essere opera di consultazione, il dizionario può divenire, per il lettore più esperto un nuovo, interessantissimo modo per affrontare la lettura del Belli.
pp 862 • euro 30
Gennaro Vaccaro, Vocabolario romanesco trilussiano-italiano
Il dialetto trilussiano merita d’essere conosciuto e studiato: è la riprova, in fondo, di quanto possa incidere un fattore esterno (corne il nuovo corso politico o le mutate esigenze dei parlanti) sull’assetto e la stabilità d’una lingua, meglio di un dialetto, legato come esso è a fattori socio-ambientali. Si tratta, in fondo, dello stesso dialetto annacquato più tardi diventato gergo nazionale grazie al cinema, alla radio ed alla TV. Completano il volume un’ampia introduzione che analizza, con abbondanza di dati, la posizione del Trilussa medesimo di fronte alla tradizione e al dialetto, e un breve profilo dedicato alla grammatica romanesca, che, senza la pretesa d’essere completo, intende aiutare il lettore non romano a prendere contatto con questo dialetto.
pp. 402 • euro 30
Filippo Chiappini, Vocabolario romanesco
Finalmente alla portata di tutti uno dei capisaldi del dialetto di Roma, cronologicamente il primo vocabolario romanesco: il lettore lo consulterà dapprima come un dizionario ma poi, leggendolo qua e là, lo apprezzerà come spaccato della vita romana di cento anni fa, convincendosi sempre più di avere tra le mani non un semplice - ci si passi quest’aggettivo - dizionario, ma quasi un réportage da una Roma "dopo la fine del temporale".
Un classico sempre attuale.
pp. 160 • euro 18
Giggi Zanazzo,Voci dell’antico dialetto romanesco
a cura di Giulio Vaccaro
Quest’opera di Zanazzo è un ulteriore tassello nel complesso mosaico della lessicografia romanesca. Un tassello che, però, ha almeno due motivi per essere guardato con particolare attenzione. Il primo - tutto sommato abbastanza banale - è quello di fornire la visione del lessico del dialetto romanesco che ha un “poeta antropologo”: una visione irrimediabilmente diversa da quella di un poeta dialettologo come il Belli, attento anche agli aspetti più reconditi, ma frutto di un attento e complesso lavoro di ricerca e di spoglio delle fonti. Il secondo è, invece, il trovarsi di fronte alla prima opera lessicografica sul romanesco che individui il proprio ambito di riferimento in un dialetto scritto e letterario e non nell’uso vivo.
pp. 176 • euro 18
(in ordine alfabetico per autore)
G.G. Belli, Versi (1839)
Introduzione di Marcello Teodonio
Si tratta della prima raccolta di poesie di Belli e riunisce più di 150 composizioni scritte fra il 1820 e il 1839. Il libro esce in un momento particolare della vita e dell’opera del poeta romano: la morte della moglie ha segnato una profonda frattura che rompe l’equilibrio su cui si reggeva la possibilità della poesia dialettale; d’altronde quell’equilibrio era anche il risultato d’un compromesso estetico (il dialetto, come antilingua "abietta e buffona", rappresentava il massimo della degradazione a cui il poeta accademico si sottoponeva per toccare gli estremi del poetabile) e non negava la possibilità di una contemporanea produzione stilisticamente alta. Così, dalla nuova esigenza di uscire dalla clandestinità e dalla "zona d’ombra" nasce questa produzione in lingua che s’apre con un sonetto sulla verità, il mito che sostanzia e sostiene la produzione dialettale, e si chiude idealmente con la severa riflessione sulla libertà e il mistero della morte.
pp. 224 • euro 15
Giuseppe Berneri, Il Meo Patacca
Il Meo Patacca ovvero Roma in feste ne i Trionfi di Vienna di Giuseppe Berberi (1637-1700), è uno dei tre poemi scritti in romanesco – gli altri sono Il Maggio romanesco , o Jacaccio , di G.C. Peresio e La Libbertà Romana di B. Micheli – e senza dubbio è il più famoso. La storia narrata è piuttosto semplice. Roma, luglio 1683: si diffonde la notizia che Vienna è stata assalita dai Turchi. Meo Patacca, trasteverino «verace», raduna i popolani più combattivi e risoluti e decide di correre in difesa della città cristiana assediata; si è già procurato gli opportuni finanziamenti quando giunge la notizia che i Turchi sono stati respinti e che Vienna è libera. A quel punto, è inutile partire e il denaro raccolto viene profuso in grandiose feste popolari, i trionfi del titolo, per celebrare la vittoria. Edizione integrale
pp. 272 • euro 15
Luigi Ceccarelli, Registro romano di sconosciuti
Introduzione di Beniamino Placido
La vita degli “illustri sconosciuti” nella Roma dell’Ottocento, scritti con l’ironia di una grande penna.
pp. 128 • euro 30
Emanuele Coglitore, Er giorno che impiccorno Gammardella
prefazione di Mauro Mellini
Gammardella è un personaggio immortalato dalla poesia di Giuseppe Gioachino Belli come colui che, ritenendo di essere stato condannato a morte ingiustamente, volle perdere con la vita anche l’anima per “vendicarsi” della Chiesa che non aveva voluto salvargli la vita. Grazie a ricerche d’archivio, il personaggio Gammardella, viene riportato alla sua dimensione concreta e reale di Antonio Camardella nativo di Camerota, trasferitosi dal Regno di Napoli a Roma nel 1740. La sua storia, la vicenda che ne fece un omicida, gli atti del processo a suo carico, l’esecuzione della condanna a morte, sono raccontati seguendo scrupolosamente i documenti rintracciati negli archivi storici. Ne nasce una rappresentazione di Roma nel 1749, con i suoi usi e costumi, le sue leggi, i suoi tribunali, i suoi giudici, i suoi sbirri e le sue autorità. Ristampa.
pp. 224 • euro 18
Francesco De Feo e Elio Di Michele, Bono assai l’abbozzà, mejo er cortello. Storia romana del coltello
Presentazione di Michele Di Sivo - Prefazione di Marcello Teodonio
Forse non esiste lembo della storia di Roma che, sollevato, non apra un mondo: quello del coltello ne schiude uno ricco di suggestioni letterarie, sociali, simboliche. Nelle scene e nei suoni trasmessi dai suoi versi, Giuseppe Gioachino Belli le racchiude tutte, ma ciascuna di queste dimensioni ha un suo campo proprio e in quest'opera si riesce a vederle insieme perché il lavoro svolto è l'esito di una sinergia di conoscenze e sensibilità che si confrontano e si integrano.
pp.134 • euro 13
Arturo Graf, Roma nella memoria e nell’immaginazione del medioevo
Un libro da lungo tempo introvabile: fatta salva un’anastatica, l’ultima edizione risale al 1924, e la cosa appare incomprensibile per quello che subito si impose come un libro imprescindibile, testimonianza di una cultura e un’esperienza di indubbio rilievo, punto di passaggio obbligato per qualsiasi studioso.
Come "bonus" rispetto all’edizione originale, questa edizione presenta l’aggiunta un utile repertorio bibliografico che facilita enormemente nella sterminata quantità di opere citate dal Graf; tutti i 1500 titoli riportati sono stati riscontrati nei repertori e/o sui siti delle principali biblioteche.
pp.640 • euro 35
Elia Marcelli, Li romani in Russia
presentazione di Tullio De Mauro (a cura di Marcello Teodonio)
È la campagna di Russia raccontata da un protagonista. E raccontata con il preciso intento di “lasciare un po’ di verità”, a partire dalla lingua scelta, il dialetto, un dialetto romano colloquiale e schietto, comprensibile ovunque, l’unica lingua capace di raccontare fino in fondo l’immane tragedia di quella vicenda non cercata ma imposta.
Così nasce il poema Li Romani in Russia, che ricostruisce, con la forma tipica del genere epico, e cioè le ottave classiche (circa 1.200), la campagna di Russia, e che è oggi da considerare una delle opere più importanti della letteratura italiana della seconda metà del Novecento. Recentemente è stata portata sulle scene da Simone Cristicchi, con grande successo
pp. 365 • euro 25
Pietro Romano, Il marchese del Grillo
L’indagine di Pietro Romano (pseudonimo dietro cui si nascondeva Pietro Fornari) è accurata e puntuale: accertare la storicità della figura del Marchese del Grillo non è impresa da poco, più per abbondanza che per mancanza di indizi. Difatti il personaggio e le sue gesta ebbero una così vasta popolarità che la leggenda ne ingigantì il numero e ne dilatò a dismisura la durata nel tempo: molti si attribuirono le burle del Marchese e burla di persone ed epoche differenti vennero a lui attribuite.
Scherzi che oggi possono sembrare crudeli, inutili, che possono più che divertirci addirittura indignarci, come i molti dettati dalla sua ostilità verso gli ebrei, che talora sfocia in persecuzione.
Fa da premessa al Marchese del Grillo una breve biografia dell’autore, dovuta alla penna del grande romanista Ceccarius (Giuseppe Ceccarelli).
pp. 160 • euro 15
Simonetta Satragni Petruzzi, Salgari e il melodramma. Gli echi dell’Opera nell’opera di Salgari
prefazione di Felice Pozzo e con una lettera di Giovanna Viglongo
L’autrice ha saputo offrire un testo davvero importante non soltanto per gli appassionati del papà di Sandokan – che otterranno una esauriente dimostrazione di come e quanto fosse strutturata l’officina del romanziere – e non soltanto per gli appassionati dell’Opera – che scopriranno come e quanto libretti e musiche famose abbiano potuto trasformarsi in avventura di carta – ma per chiunque abbia interesse alle forme d’arte che, elitarie o popolari, sono proiettate verso il futuro dopo aver trafitto anime e cuori di numerose generazioni.
Giulio Vaccaro, Nun c’è lingua come la romana. Voci dell’antico dialetto romanesco in Giggi Zanazzo
prefazione di Claudio Costa
L’importanza specifica di questo glossario sta nel fatto che esso costituisce in nuce il primo dizionario del romanesco letterario; ma il merito principale del curatore sta nell’aver predisposto per ogni voce una nutrita serie di riscontri in opere precedenti e successive della letteratura romanesca; riscontri che hanno consentito di individuare un centinaio di voci senz’altra attestazione: un sesto del patrimonio lessicale qui presentato è dunque da considerarsi nuovo rispetto alle conoscenze fin qui acquisite dagli studi lessicografici sul romanesco.
pp. 168 • euro 18
Giggi Zanazzo Proverbi romaneschi
dalla prefazione di Zanazzo: «Dicevo dunque che tra i romaneschi abbiamo molti proverbi importati; ma debbo anche soggiungere che i più sono indigeni, dacchè non si può ammettere che ogni proverbio nostro che abbia somiglianza con un altro, il quale non ci appartiene, sia importato, ma giustamente si può pensare che certe verità siano state tradotte in sentenze popolari spontaneamente in più luoghi, essendo tali da essere, dati ambienti simili, facilmente vedute. Raffrontando la diversa espressione di cotesti proverbi che sono comuni al nostro e ad altri dialetti sarebbe facile conoscere in quali di quelli che corrono per le bocche del popolo nostro, la forma è schiettamente romana, in quali invece è semplice travestimento di altra forma dialettale; e questo, sussidiato dalla storia, dalle fiabe, dalle tradizioni, sarebbe mezzo valido a distinguere i proverbi indigeni dagli importati. ma anche ciò richiederebbe un lungo studio: a me basta indicare la via e passo oltre».
Edizione integrale
pp. 192 • euro 20
* * *
Cola di Rienzo Dalla storia al mito
La definizione di Cola di Rienzo quale “rivoluzionario” risale all’epoca della Rivoluzione francese, che volle riconoscere nel tribuno romano un suo precursore. Prima del 1789, in riferimento alla vicenda di Cola di Rienzo, si parlava, in genere, di «congiura» o di «rivolta». Il termine «rivoluzione» apparve la prima volta in una serie di volumi, curata da Friedrich Schiller, lo storico della lotta per l’indipendenza dei Paesi Bassi dalla Spagna. Da allora, tutti i grandi dittatori dell’età delle rivoluzioni moderne si sono richiamati a Cola di Rienzo. Questi è stato celebrato come antesignano della cultura rinascimentale e dell’idea di nazione riferita all’Italia; è stato considerato l’ultimo rappresentante della Roma antica e il primo di quella moderna.
Saggi di: Paola Barone, Italo M. Battafarano, Laura Biancini, Luigi Ceccarelli, Anne-Christine Faitrop-Porta, Lucio Felici, Pietro Gibellini, Flavia Matitti, Muzio Mazzocchi Alemanni, Anna Modigliani, Franco Onorati, Giuseppe Porta, Andreas Rehberg, Gustav Seibt, Alda Spotti, Marcello Teodonio
pp. 364 • euro 30
Per Muzio. Studi in onore di Muzio Mazzocchi Alemanni
a cura di Franco Onorati
Marcello Teodonio E a cche serveno poi tante parole? - Paola Barone Dalla signorina Domestica alla signorina Felicita - Italo Michele Battafarano Garzoni, Grimmelshausen, Freytag. Dal trattato italiano al romanzo storico tedesco e alla storia nazionalpopolare della Germania - Laura Biancini Il brigante Mazzocchi. Scuse tardive - Livia Borghetti Un bibliotecario di prima classe - Sabino Caronia Giuseppe Gioachino Belli in America: da Giorgio Vigolo a… Jim Morrison - Diana Cavorso Dina - Claudio Costa Gli ultimi sonetti di Belli - Paolo D’achille Una nota linguistica su sor e sora - Elio Di Michele «Questo faellime scunciu e scuntrafattu». Antilingua e trasmissione dei sonetti in Belli e Mattei - Lucio Felici Su «Li du’ ggener’umani» di G. G. Belli - Vincenzo Frustaci Carlo Muscetta e il secolo breve. Riflessioni sulla nuova edizione dell ’ Erranza - Pietro Gibellini Belli come Dante? - Claudio Giovanardi Poesiole e canzonette inedite di Petrolini - Paolo Grassi Giuseppe Gioachino Belli e il Castellaccio. Un episodio che necessita di un chiarimento - Maria Teresa Lanza Donne donne! - Leonardo Lattarulo Una studiosa romantica del romanticismo: Gina Martegiani - Massimiliano Mancini «Peccato Baudelaire non potesse leggerlo». Sulla modernità di Belli - Carolina Marconi «Hai letto Marziale e hai scritto Dell’arco». Mario dell’Arco traduttore e tradotto - Enrico Meloni Roma, dall’età di Giordano Bruno ai nostri giorni. Un percorso poetico - Laurino G. Nardin Irriverenze - Franco Onorati Di alcune lettere di Amalia Bettini - Eugenio Ragni Le note autografe ai sonetti romaneschi - Marina Salvini Il valore delle note d’autore - Gabriele Scalessa Il tràgol e la traccia. Sulla poesia di Luciano Cecchinel - Cosma Siani Scene dal Rinascimento - Alda Spotti Una lettera di G.G. Belli - Pier Mattia Tommasino Il “dialetto romano” nella lessicografia missionaria e diplomatica italiana del XVII e XVIII secolo - Fulvio Tuccillo Le parole del disamore. Note sulla poesia di Pablo Visconti - Giulio Vaccaro Bandiera rossa la trionferà! Lingua e identità nella canzone politica italiana - Ugo Vignuzzi e Patrizia Bertini Malgarini Scrittura noir e dialetto: l’“effetto Roma” - Postfazione di Luca Serianni
pp. 320 • euro 30
Sotto il cielo di Roma
a cura di Filippo Bettini
Questo è il primo volume di un ampio thesaurus sulla presenza di Roma nella poesia del mondo dall’antichità al ventesimo secolo, programmato in sedici volumi, destinati ad uscire via via nel corso dei prossimi anni e si inquadra nel piano generale di un’impresa scientifico-editoriale frutto di circa dieci anni di studio... È – da quanto ci è dato sapere – la prima opera del genere sull’argomento. E, come ogni theasurus che si rispetti, aspira a raccogliere ed ordinare tutto quanto è stato prodotto e pubblicato sull’argomento.
Ristampa.
volumi 1 e 2, per complessive 1136 pagine • euro 80
volume 3, pp.448 • euro 40
Le voci di Roma. Omaggio a Giggi Zanazzo
a cura di Franco Onorati e Gabriele Scalessa
Il volume raccoglie gli atti del convegno «Le voci di Roma. Omaggio a Giggi Zanazzo», promosso dal Centro Studi Giuseppe Gioachino Belli con la Fondazione Marco Besso e svoltosi a Roma i giorni 18-19 novembre 2010. Collocandosi fra il centenario della nascita (1860) e quello della morte (1911) di Zanazzo, il simposio ha reso omaggio alla versatilità dello scrittore romanesco, attivo sia sul versante creativo (come poeta, prosatore, drammaturgo e paroliere) sia su quello scientifico (come pubblicista e folclorista).
I saggi nel volume ne ripercorrono i molteplici aspetti della vita e dell’opera, che attraversano lungo direzioni spesso poco esplorate (data anche la ridotta bibliografia esistente sull’autore), soprattutto rivedendo il locus communis che ha drasticamente condannato Zanazzo fra i meri epigoni del Belli. Oltre a ciò essi ricostruiscono l’ambiente affascinante di quella Roma popolare umbertina, la cui voce l’opera dello scrittore romanesco ha sempre inteso riprodurre.
pp. 272 • euro 20
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