
FILIPPO CHIAPPINI
Nacque il 6 novembre 1836, nel rione di Parione, da Francesco, un barbiere che aveva bottega al Governo Vecchio.
Il suo contemporaneo Basilio Magni così lo descrive: «Fu basso e corpulento della persona… con capelli alquanto lunghi e lunga barba, occhi vivaci e bocca sorridente, d’onde uscivano a scatti arguti motti».
Chiappini soffrì fin anche la fame pur di continuare nei suoi studi preferiti: laureatosi in medicina, esercitò la professione medica a Turrita Sabina e, tornato a Roma, abbracciò l’insegnamento; per oltre trent’anni tenne la cattedra di scienze fisiche e matematiche alla scuola superiore femminile E. Fuà Fusinato di Roma. Oltre che valente medico, fu cultore e conoscitore di letteratura classica e teatrale e si occupò particolarmente del dialetto romanesco, come questo Vocabolario romanesco sta a dimostrare.
Vivente, poco o nulla diede alle stampe. Dopo la sua morte, il nipote Luigi pubblicò i Sonetti romaneschi – scritti dal 1860 al 1895 – che ce lo fanno apparire non come imitatore, ma «come il più autorevole continuatore del Belli per la compiutezza del verso e per la rappresentazione acuta e vivace di uomini e di cose del suo tempo» (Ettore Veo).
Filippo Chiappini si spense, a sessantanove anni, il 9 agosto 1905, e fu sepolto nella chiesa di Sant’Eustachio; ancora oggi nell’atrio d’ingresso si può vedere un medaglione marmoreo a lui dedicato.
Le oltre quattromila schede che costituiscono il Vocabolario romanesco furono pubblicate a cura di Bruno Migliorini una prima volta nel 1933, in un’edizione limitata a 300 esemplari, e quindi riedite nel 1945.
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