
Continuazione «inevitabile» del Vocabolario romanesco belliano, quest’opera viene da un lato a colmare un vuoto, dall’altro a fornirci d’una preziosa e non pleonastica conferma. Da sempre s’era detto dell’inarrivabilità di Belli, vero campione del romanesco, e della timidezza piccolo borghese del Trilussa, risultanza ovvia oltre che d’una tempra poetica ben diversa, anche della cornice e sostrato d’un ben diverso ambiente. L’intuizione-constatazione del criterio ha ora il puntello ben più consistente d’una realtà numerica, palpabile e misurabile: non più la felicità spumeggiante ed estrosa del Belli, l’incomparabile varietà di creazioni e trascrizioni di chi ha sott’occhio una realtà mutevole e genuina corne quella popolaresca, ma, invece, una bonaria accettazione, in termini di poesia, della nuova «lingua», ormai non più romanesco integrale, bensì italiano contaminato col romanesco e, pertanto, assai più povero ed incolore. È il linguaggio della piccola e media borghesia della Roma "ministeriale" fine Ottocento-primo Novecento, magra di cultura e ricca... soltanto in ambizioni, generalmente lontane dalla povera consistenza degli stipendi. Una folla di Policarpi, di travet vessati dai capiuffici e tanto lontani dalla spavalda sicurezza degli artigiani o nullafacenti belliani della Roma papalina.
L’interprete di questa classe non potrà che, per connivenza o altro motivo, rispettarne i pudori e le miserie, appena sfiorando con una satira lieve e bonaria vizi e virtù. È scomparso del tutto il franco parlare del Belli, il furbesco, l’impiego del termine «sconcio» che il popolo, senza inibizioni, usa tranquillamente e che la piccola borghesia, bacchettona e complessata, ritiene tabù. La rottura d’un equilibrio durato per secoli e la massiccia invasione dei «buzzurri» ha scompaginato una lingua, bisognosa ora d’esser fruita da un maggior numero di utenti. Il lavoro ampiamente testimonia, attraverso la schedatura delle voci trilussiane e, quando occorre, d’altri minori, la devastazione compiuta e l’approdo ad un dialetto in fase «crepuscolare».